Chiana festival

Chiana Festival

Una strada di paese dove le persone cercano di sopravvivere al virtuale della rete, alla dipendenza dai like, alle visualizzazioni senza confidenza, al bisogno di essere popolari senza il rischio delle relazioni.
Nel centro storico di San Lorenzello, sulla strada detta Chiana, gli abitanti si sono organizzati per rendere più piacevole l’usanza delle serate estive di mettersi davanti casa a prendere fresco scambiando una chiacchiera con il vicino.
E’ bastata l’idea di dipingere le vecchie sedie esposte al sole o chiuse in cantina per rendere variopinto il quartiere.

La piacevolezza dell’arte decorativa ha permesso di dipingere le sedie con l’aggiunta di un “commento” o un twit diretto all’ampiezza del mondo o alla strettezza del vicinato.
Ciascuno si prodiga secondo il proprio saper fare, alcuni dipingono, altri ricamano, qualcuno si dedica a pizzi e merletti, altri riciclano per inventare estrose sedute.
Dopo cena, spenti tablet e televisione, le persone rianimano la strada con le loro voci, mentre i bambini giocano come una volta sotto lo sguardo attento di nonni, zii e vicini. Un piccolo cambiamento dal basso, un gesto di proattività che ciascuno ha voluto compiere senza delega.
La proattività è la possibilità di diventare protagonisti e attori di cambiamento, è la capacità di far accadere delle cose piuttosto che adattarsi e attendere.
Gli abitanti della “Chiana” sono i pro-attivisti capaci di esprimere creativamente la propria idea di territorio partendo dai bisogni personali e del quartiere.
Così facendo hanno rivalutato la strada quale bene relazionale, fatto di amicizie concrete e non virtuali, di scambi sociali e non bacheche, di trambusto e confusione, di chiacchere a volte pungenti, di sguardi, sorrisi e condivisioni.
Un “festival” di buone pratiche necessarie a combattere l’individualismo e la pochezza rassicurante delle relazioni virtuali.

Daniela Mastrolorenzo

EX Mattatoio

Uno stabile molto grande. In origine ex Mattatoio poi dismesso.  Erano iniziati i lavori di ristrutturazione, ma poi fermati. Doveva essere la nuova caserma vigili urbani e protezione civile. Per me è uno spazio con grandi risorse, ma non sfruttato.

Daniela Mastrolorenzo

Teatro Mascagni

Il Teatro/Cinema Mascagni fino al 1970/80 era attivo, è stato un punto di ritrovo per molti giovani. Aveva ampia platea con sedili in legno e un ampio palcoscenico. Negli anni più recenti era stato installato anche un cinematografo per la proiezione di film. Attualmente è in uno stato di degrado e abbandono da parte del proprietario. Ci sono state varie campagne di sensibilizzazione tra cui  “Movimento La Lira”, per motivare il proprietario ad iniziare i lavori di riqualificazione. Dopo il loro inizio ha bloccato i lavori.

La situazione continua cosi dal 2012  e dopo 6 anni non è cambiata.

 

Laura Mastrolorenzo

Centro di aggregazione

Costruito al posto del vecchio lavatoio comunale, con l’intento di recuperare un’area abbandonato adiacente alla piazza principale di Castello del Matese, si tratta di uno spazio che doveva essere adibito a biblioteca, sala studio o per attività ludiche-ricreative. In passato ha ospitato diversi convegni e appuntamenti culturali, infatti é il luogo ideale per tale uso, visto che al suo interno può ospitare una 30ina di posti a sedere. Lo spazio é raccolto ma ha la giusta capienza per un pubblico di nicchia realmente interessato. Al momento giace chiuso ed é fruibile solo previa richiesta al Comune. Il posto ha veramente elevate potenzialità d’uso. Emana profonda tristezza vederlo così abbandonato e non utilizzato a pieno.

Laura Mastrolorenzo

Palazzo ducale

È un antico palazzo, dimora antica della famiglia Gaetani D’Aragona. Palazzo maestoso, che racchiude numerose testimonianze storiche del territorio, come l’architettura, i dipinti e affreschi presenti sulle pareti e soffitti. É il simbolo del centro storico di Piedimonte Matese. Ma purtroppo completamente abbandonato e chiuso al pubblico. Al momento il Comitato Civico Recuperiamo Palazzo Ducale si sta battendo per la rivalutazione di questo palazzo per una futura riapertura al pubblico. È stato segnalato al FAI con la speranza di suscitare un  interesse nazionale e avviare un progetto di recupero. Grazie alla raccolta firme promossa dalla suddetta associazione si è posizionato al 19esimo posto nella classifica nazionale FAI del 2017. Ma la battaglia è lunga. Vederlo in questo stato, è un colpo al cuore. Dispiacere e rabbia emanano le sue pareti.

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    INVENTARIO: Mappatura creativa del Matese

    Programma Workshop

    * Tutti gli itinerari proposti verranno realizzati anche in caso di bel tempo (cit. Vaghe Stelle) quindi portate tutto quello che vi occorre, oltre al k-way anche un cappellino e la crema solare, che non si sa mai!

    * Si consiglia un abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica (o da trekking per l’itinerario di domenica pomeriggio).

    * Per poter documentare e poi inserire i punti sulla mappa – nel corso delle esplorazioni o al ritorno a casa – i partecipanti sono invitati a portare con sè macchina fotografica e/o smartphone e/o tablet, e anche un semplice taccuino per appunti.

    Sabato 14 Aprile 2018

    Ore 14:30 ritrovo alla Pro Loco di San Potito Sannitico

    Ore 14:30 ritrovo al centro polifunzionale ex-GEZOOV (San Potito Sannitico)

    Dopo una breve introduzione del progetto partiremo per il primo itinerario di esplorazione e mappatura in zone incerte tra rurale e urbano, agricolo e industriale.
    Invitiamo tutti a venire in bicicletta perché il primo itinerario sarà percorso con questo mezzo che ci sta molto a cuore. La bicicletta infatti non solo non inquina ma ci aiuterà anche a vedere, a una velocità diversa, territori che spesso attraversiamo di fretta e senza prestarvi molta attenzione (IMPORTANTE: se non avete una bici e volete partecipare avvisateci e faremo in modo di trovare una bici anche per voi!).

    Domenica 15 Aprile 2018

    Ore 10:00 ritrovo alla Biblioteca di Piedimonte Matese

    Dopo qualche minuto di introduzione per gli amici che si sono persi l’itinerario di sabato pomeriggio partiremo alla volta del secondo percorso, che verrà fatto a piedi. Esploreremo angoli magici e nascosti, ma spesso dimenticati e abbandonati, del cuore storico e culturale del Matese.

    14:30 ritrovo al Palazzo Ducale di Piedimonte Matese

    Dopo qualche minuto di introduzione per gli amici che si sono persi il primo e il secondo itinerario, partiremo alla volta del terzo percorso. Questo itinerario, realizzato in collaborazione con l’associazione Love Matese, ci permetterà di cogliere altre particolarità del sistema Matese: pochi centri urbani collegati fra loro da una rete di sentieri di montagna.

    Giovedì 3 Maggio 2018

    Ore 21:00 presentazione di “Inventario” e proiezione di “Piccola Terra” 

    Ore 21:00 In occasione del Festival Altre Prospettive (San Potito Sannitico, 26 aprile – 12 maggio) Ru.De.Ri presenta Inventario: mappatura creativa del paesaggio del Matese, al Teatro comunale di San Potito Sannitico.
    Nella stessa serata verrà proiettato “Piccola Terra” (2012), un film di Michele Trentini che racconta il paesaggio terrazzato della Valbrenta e le storie delle donne e degli uomini che attraverso l’iniziativa “Adotta un terrazzamento”, stanno cercando non solo di contrastare l’abbandono ma anche di inniettare nuove energie per ri-abitare queste montagne. 

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    Storia del Matese

    La storia del Matese ha origine nel Mesozoico.
    In quel periodo il Matese ancora non esisteva e al suo posto c’era il golfo di un immenso oceano: la Tetide.
    Circa 50 milioni di anni fa, nel Paleocene, la placca Africana – nel continuare la sua avanzata verso nord – comincia a chiudere la Tetide, dando inizio all’orogenesi appenninica e al sollevamento del Matese dai fondali. Nell’Eocene, la Tetide finalmente si chiude lasciando il posto al Mar Mediterraneo. Ancora oggi, il Matese, è un’isola sull’Appennino meridionale, ricca e lussureggiante. In alto mare.

    Compreso fra due regioni (Molise e Campania) e quattro province (Campobasso, Isernia, Caserta e Benevento) questo massiccio montuoso dell’Appennino sannita è diventato Parco regionale dal 1993. L’area, vasta oltre 33.000 ettari, non è omogenea dal punto di vista geomorfologico e socio-economico e non può essere intesa in maniera unitaria, l’economia è piuttosto debole e risente pesantemente dello spopolamento avvenuto nel secondo dopoguerra e della scarsa integrazione tra le diverse attività produttive.

    Margini

    Nell’immaginario collettivo il Matese, come gran parte del Sud Italia, è un margine. Ma il margine è anche un’occasione, la terra promessa di pionieri ed esploratori oltre che un dispositivo culturale. Attraverso INVENTARIO quello che ci proponiamo è proprio di esplorare questo margine. Lo faremo con il corpo ma anche con la fotografia e le nuove e vecchie tecnologie, in quanto strumenti capaci di muoversi tra gli steccati disciplinari e settoriali, così come di varcare frontiere spazio-temporali, ispirare progettualità, riposizionamenti e, soprattutto, contribuire alla ridefinizione stessa di concetti e convenzioni.

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    Cosa sono i catasti comunali?

    I catasti comunali hanno origini molto antiche e sono da sempre costituiti da documenti, mappe e atti vari che permettono di individuare la superficie, i possessori, e la cronistoria delle mutazioni dei beni immobili esistenti sul territorio dello Stato che appartengono tanto a soggetti privati che pubblici (comprese le superfici occupate da strade e acque). Questa modalità di archiviazione, pur utilissima, è tuttavia espressione anche di rappresentazioni e convenzioni che vanno, spesso, rimesse in discussione per poter avviare dei processi di rigenerazione. Chi stabilisce cosa è un bene? Cosa è marginale e cosa centrale? Quali elementi e attività sono risorse e quali carenze?

    Queste nozioni e convenzioni rivestono un ruolo cruciale nei nostri stili di vita, così come nelle scelte abitative e di investimento di singoli e organizzazioni. Avviare, come ci proponiamo con INVENTARIO, un percorso di indagine e mappatura che porti alla realizzazione di un nuovo tipo di catasto ci è pare quindi un’impresa non più rimandabile. Bisogna costruire collettivamente catasti distribuiti e aperti che contengano anche tracce della componente emotiva legata a questi beni, così come degli immaginari e dell’immaginazione che li plasmano non solo per poter scandagliare, comprendere e documentare i territori che abitiamo tutti i giorni, ma anche per poter agire una prospettiva e un’intenzione diversa, e far emergere, insieme alle caratteristiche oggettive, alle difficoltà e alle contraddizioni, anche il potenziale delle risorse – (ri)conosciute e non – di un territorio.