Installazione “Tra Transumanza e Memoria Collettiva” di Francesco Battaglia, vincitore della Categoria A
Francesco Battaglia (Olanda)

Tra Transumanza e Memoria Collettiva
Vincitore Categoria A

Installazione “Olea Mucrae” di Davide Viggiano, vincitore della Categoria B
Davide Viggiano (Italia)

Olea Mucrae
Vincitore Categoria B

Installazione “IN-Thèrra” di Filippo Clemente e Davide De Carli, vincitori della Categoria C
Filippo Clemente e Davide De Carli (Italia)

IN-Thèrra
Vincitore Categoria C

Installazione “The Flock” di Karl Logge e Marta Romani, menzione speciale
Karl Logge (Australia), Marta Romani (Italia)

The Flock
Menzione speciale

Installazione “Tra Transumanza e Memoria Collettiva” di Francesco Battaglia, vincitore della Categoria A

Francesco Battaglia (Olanda)

Tra Transumanza e Memoria Collettiva
Vincitore Categoria A

Esplora la relazione tra comunità locale, pastorizia e transumanza, tra passato e presente, seguendo alcune domande: quale rapporto esiste tra la comunità locale e la pastorizia? Sono ancora utilizzati gli antichi percorsi di transumanza? Esistono nuovi tratturi formatosi in periodi recenti? Quali sono le tracce lasciate nel paesaggio naturalistico? Quali sono le influenze sulla cultura e sulla memoria collettiva?

Il progetto mira a instaurare un dialogo attivo con la comunità locale e a far emergere narrazioni passate, storie e aneddoti. Le conversazioni verranno avviate a partire dal tratturo storico Pescasseroli–Candela, ma andranno anche alla ricerca di possibili nuovi percorsi praticati dalle attività contemporanee. Le testimonianze spaziano dal racconto diretto dei pastori ancora attivi sul territorio a leggende tramandate per generazioni, fino a ricordi personali e a materiali visivi come oggetti, fotografie, dipinti e disegni che legano la comunità alla pastorizia, per costruire un archivio digitale consultabile e aggiornabile nel tempo.

La scelta di questo mezzo nasce dall’esigenza di creare un ecosistema partecipativo per la costruzione di una memoria collettiva in continua evoluzione, scandito da tre fasi: 1) Tavolo Raccolta Storie; 2) Creazione Archivio Digitale; 3) Camminata Collettiva e Mappa Cartacea, che traccerà i tratturi sul territorio e una cartografia emotiva composta da luoghi chiave legati alla memoria collettiva su questi temi.

L’innovatività del progetto risiede nell’attivazione contemporanea di una pratica storica come la transumanza attraverso dispositivi di partecipazione collettiva. Il progetto non si limita alla documentazione delle memorie locali, ma propone un processo di co-creazione con la comunità, trasformando testimonianze orali, materiali visivi e luoghi significativi in un archivio digitale partecipativo. La camminata collettiva sul tratturo e la costruzione di una mappa del territorio diventano strumenti per riattivare il rapporto tra comunità, paesaggio e memoria.

Installazione “Olea Mucrae” di Davide Viggiano, vincitore della Categoria B

Davide Viggiano (Italia)

Olea Mucrae
Vincitore Categoria B

Valorizza il paesaggio agricolo del Sannio e la filiera dell’olio extravergine di oliva, realizzando un biopolimero a partire dagli scarti della produzione, quali foglie e piccoli rami derivanti dalla potatura degli ulivi, residui generalmente esclusi dai cicli produttivi principali e reintrodotti in un processo di trasformazione sostenibile. Le foglie di ulivo, ricche di fibra lignocellulosica, minerali come azoto, potassio e calcio e composti fenolici naturali, vengono essiccate e micronizzate per diventare la componente strutturale del biomateriale; unite a una matrice naturale biodegradabile, danno origine a un composito 100% biodegradabile e compostabile.

Olea Mucrae si distingue per una texture materica e irregolare, una colorazione verde oliva intensa e un’estetica fortemente identitaria che richiama direttamente il territorio di origine. Oltre al valore simbolico e narrativo, presenta una buona rigidità strutturale e può essere colato in stampi come i polimeri tradizionali, estruso in filamenti per la stampa 3D o trasformato in film sottili e bioplastiche leggere.

Il processo produttivo è innovativo perché integra sostenibilità ambientale, valorizzazione delle risorse agricole ed economia circolare. Costituito da filler di scarti di ulivo e da una matrice di amido naturale, sostituisce i polimeri fossili, riduce gli scarti e, al termine del suo ciclo di vita, può essere compostato o reintrodotto nel suolo, degradandosi nell’arco di 3 mesi e contribuendo alla chiusura del ciclo tra produzione agricola, trasformazione e rigenerazione. Olea Mucrae non è soltanto un’alternativa ai polimeri tradizionali, ma un dispositivo di ecodesign che trasforma il residuo in valore, rafforzando il legame tra materia, territorio e comunità e attivando una filiera territoriale e collaborativa, che permette una produzione decentralizzata e personalizzata per packaging, oggetti di design, artigianato e souvenir locali.

Installazione “IN-Thèrra” di Filippo Clemente e Davide De Carli, vincitori della Categoria C

Filippo Clemente e Davide De Carli (Italia)

IN-Thèrra
Vincitore Categoria C

IN-Thèrra — INfrastruttura Thèmporanea tessile di Rigenerazione Rurale Attivante — interpreta tale eccedenza non come scarto da valorizzare, ma come indicatore di un metabolismo territoriale incompleto. In questa prospettiva, la lana viene sottratta alla sola dimensione tessile e ripensata come materia capace di operare all’interno dei cicli del suolo.

IN-Thèrra si articola attraverso due trasformazioni complementari. La lana sucida, non idonea alla lavorazione tessile, viene sottoposta a processi meccanici a basso impatto per ottenere un fertilizzante organico a lento rilascio (pellet). Parallelamente, fibre residuali e scarti di filatura e cardatura vengono ripensati mediante tecniche manuali di strutturazione tessile, generando superfici porose e permeabili. L’integrazione di questi due flussi produce superfici tessili ammendanti (definite infrastrutture temporanee) che agiscono come interfacce tra materia organica e suolo.

Il manufatto protegge la superficie del terreno, contribuisce alla regolazione microclimatica e accompagna la progressiva decomposizione del fertilizzante, integrando funzioni normalmente separate — protezione e nutrimento del terreno — in un unico elemento che opera attraverso processi di trasformazione progressiva la cui efficacia non dipende dalla permanenza dell’oggetto, ma dalla sua capacità di degradarsi e interagire con il contesto.L’innovazione del progetto risiede nella ridefinizione della lana da eccedenza problematica a componente attiva dei cicli del suolo. IN-Thèrra infatti non introduce un nuovo prodotto nel mercato dei materiali, ma un dispositivo replicabile che riorganizza le relazioni tra eccedenze materiali, pratiche locali e dinamiche ambientali. La sua produzione si basa su processi accessibili e diffusi, a bassa intensità tecnologica, spostando l’attenzione dall’innovazione formale alla compatibilità ecologica e sistemica.
L’ambito di applicazione privilegiato è costituito da spazi privati, pubblici e contesti collettivi — orti condivisi, aree residuali, suoli marginali — dove l’intervento materiale si intreccia con pratiche di cura e manutenzione. In questo quadro, la materia eccedente non viene semplicemente reintrodotta in un ciclo biologico, ma assume il ruolo di infrastruttura discreta capace di sostenere processi di rigenerazione ecologica e di attivazione sociale.

Installazione “The Flock” di Karl Logge e Marta Romani, menzione speciale

Karl Logge (Australia), Marta Romani (Italia)

The Flock
Menzione speciale

Trasforma scarti di lana in micro-tappeti, trasportatori di memoria portatili, tessuti su telai speciali con lana di diverse razze di pecora, cardata e filata a mano, e colorata con tinture botaniche, che materializzano e fanno circolare conoscenze tramandate di generazione in generazione. Attualmente, “Il Gregge” esiste come un’installazione di 30 pezzi che esplora come la lana di razze peculiari fosse un tempo materiale prezioso, ma che, con il passaggio a greggi allevati per carne, latte e formaggio, oggi sia considerata un sottoprodotto di scarto. 

Il progetto è iniziato in Lituania e si è poi sviluppato in Irlanda, Sicilia, Serbia, Svizzera e Germania, collaborando con diversi agricoltori locali per raccogliere lana di scarto e si è ampliato attraverso tessiture realizzate durante residenze artistiche e progetti nomadi.
Ogni filo di lana appartiene a una pecora, che appartiene a un “gregge” e a un pastore, conosciuti attraverso spostamenti itineranti — dai fiumi alle montagne, attraverso valli e pianure e sempre di ritorno al mare.
“Il Gregge” è quindi anche una mappa che viaggia, un processo in continua evoluzione, che cresce man mano che vengono realizzati altri contenitori di memorie, conoscenze, paesaggi e viaggi che aprono nuove possibilità di partecipazione comunitaria ed esplorano diversi formati di installazione site-specific.
Il progetto esiste anche come spazio didattico e riflessivo, che pone la domanda: come possono i gesti delle pratiche artigianali e di convivenza ancestrali diventare un modo per ripensare nuove relazioni collaborative con il più-che-umano?

L’innovatività di quest’opera risiede nella sua temporalità senza tempo, costruita in oltre dieci anni in cui gli artisti hanno assorbito i gesti tradizionali di filatura, tessitura, tintura e lavoro al telaio, trasmessi da Chiara Vigo, maestra tessitrice di una piccola isola della Sardegna, esperta nel tessere lino, lana, cotone, canapa, agave e altre fibre, nell’assemblare 20 tipi di telai e in 124 tecniche di tintura naturale, basate esclusivamente su piante o animali. Questo include anche il design e il metodo di realizzazione dei sacchetti, utilizzando piccoli telai portatili a tavolette che permettono di lavorare in qualsiasi contesto dove si trovi lana, assicurando che possano essere “realizzati da zero”.

  • 00_LOGO_RUDERI-BIG

    INVENTARIO: Mappatura creativa del Matese

    Programma Workshop

    * Tutti gli itinerari proposti verranno realizzati anche in caso di bel tempo (cit. Vaghe Stelle) quindi portate tutto quello che vi occorre, oltre al k-way anche un cappellino e la crema solare, che non si sa mai!

    * Si consiglia un abbigliamento comodo e scarpe da ginnastica (o da trekking per l’itinerario di domenica pomeriggio).

    * Per poter documentare e poi inserire i punti sulla mappa – nel corso delle esplorazioni o al ritorno a casa – i partecipanti sono invitati a portare con sè macchina fotografica e/o smartphone e/o tablet, e anche un semplice taccuino per appunti.

    Sabato 14 Aprile 2018

    Ore 14:30 ritrovo alla Pro Loco di San Potito Sannitico

    Ore 14:30 ritrovo al centro polifunzionale ex-GEZOOV (San Potito Sannitico)

    Dopo una breve introduzione del progetto partiremo per il primo itinerario di esplorazione e mappatura in zone incerte tra rurale e urbano, agricolo e industriale.
    Invitiamo tutti a venire in bicicletta perché il primo itinerario sarà percorso con questo mezzo che ci sta molto a cuore. La bicicletta infatti non solo non inquina ma ci aiuterà anche a vedere, a una velocità diversa, territori che spesso attraversiamo di fretta e senza prestarvi molta attenzione (IMPORTANTE: se non avete una bici e volete partecipare avvisateci e faremo in modo di trovare una bici anche per voi!).

    Domenica 15 Aprile 2018

    Ore 10:00 ritrovo alla Biblioteca di Piedimonte Matese

    Dopo qualche minuto di introduzione per gli amici che si sono persi l’itinerario di sabato pomeriggio partiremo alla volta del secondo percorso, che verrà fatto a piedi. Esploreremo angoli magici e nascosti, ma spesso dimenticati e abbandonati, del cuore storico e culturale del Matese.

    14:30 ritrovo al Palazzo Ducale di Piedimonte Matese

    Dopo qualche minuto di introduzione per gli amici che si sono persi il primo e il secondo itinerario, partiremo alla volta del terzo percorso. Questo itinerario, realizzato in collaborazione con l’associazione Love Matese, ci permetterà di cogliere altre particolarità del sistema Matese: pochi centri urbani collegati fra loro da una rete di sentieri di montagna.

    Giovedì 3 Maggio 2018

    Ore 21:00 presentazione di “Inventario” e proiezione di “Piccola Terra” 

    Ore 21:00 In occasione del Festival Altre Prospettive (San Potito Sannitico, 26 aprile – 12 maggio) Ru.De.Ri presenta Inventario: mappatura creativa del paesaggio del Matese, al Teatro comunale di San Potito Sannitico.
    Nella stessa serata verrà proiettato “Piccola Terra” (2012), un film di Michele Trentini che racconta il paesaggio terrazzato della Valbrenta e le storie delle donne e degli uomini che attraverso l’iniziativa “Adotta un terrazzamento”, stanno cercando non solo di contrastare l’abbandono ma anche di inniettare nuove energie per ri-abitare queste montagne. 

  • 00_LOGO_RUDERI-BIG

    Storia del Matese

    La storia del Matese ha origine nel Mesozoico.
    In quel periodo il Matese ancora non esisteva e al suo posto c’era il golfo di un immenso oceano: la Tetide.
    Circa 50 milioni di anni fa, nel Paleocene, la placca Africana – nel continuare la sua avanzata verso nord – comincia a chiudere la Tetide, dando inizio all’orogenesi appenninica e al sollevamento del Matese dai fondali. Nell’Eocene, la Tetide finalmente si chiude lasciando il posto al Mar Mediterraneo. Ancora oggi, il Matese, è un’isola sull’Appennino meridionale, ricca e lussureggiante. In alto mare.

    Compreso fra due regioni (Molise e Campania) e quattro province (Campobasso, Isernia, Caserta e Benevento) questo massiccio montuoso dell’Appennino sannita è diventato Parco regionale dal 1993. L’area, vasta oltre 33.000 ettari, non è omogenea dal punto di vista geomorfologico e socio-economico e non può essere intesa in maniera unitaria, l’economia è piuttosto debole e risente pesantemente dello spopolamento avvenuto nel secondo dopoguerra e della scarsa integrazione tra le diverse attività produttive.

    Margini

    Nell’immaginario collettivo il Matese, come gran parte del Sud Italia, è un margine. Ma il margine è anche un’occasione, la terra promessa di pionieri ed esploratori oltre che un dispositivo culturale. Attraverso INVENTARIO quello che ci proponiamo è proprio di esplorare questo margine. Lo faremo con il corpo ma anche con la fotografia e le nuove e vecchie tecnologie, in quanto strumenti capaci di muoversi tra gli steccati disciplinari e settoriali, così come di varcare frontiere spazio-temporali, ispirare progettualità, riposizionamenti e, soprattutto, contribuire alla ridefinizione stessa di concetti e convenzioni.

  • 00_LOGO_RUDERI-BIG

    Cosa sono i catasti comunali?

    I catasti comunali hanno origini molto antiche e sono da sempre costituiti da documenti, mappe e atti vari che permettono di individuare la superficie, i possessori, e la cronistoria delle mutazioni dei beni immobili esistenti sul territorio dello Stato che appartengono tanto a soggetti privati che pubblici (comprese le superfici occupate da strade e acque). Questa modalità di archiviazione, pur utilissima, è tuttavia espressione anche di rappresentazioni e convenzioni che vanno, spesso, rimesse in discussione per poter avviare dei processi di rigenerazione. Chi stabilisce cosa è un bene? Cosa è marginale e cosa centrale? Quali elementi e attività sono risorse e quali carenze?

    Queste nozioni e convenzioni rivestono un ruolo cruciale nei nostri stili di vita, così come nelle scelte abitative e di investimento di singoli e organizzazioni. Avviare, come ci proponiamo con INVENTARIO, un percorso di indagine e mappatura che porti alla realizzazione di un nuovo tipo di catasto ci è pare quindi un’impresa non più rimandabile. Bisogna costruire collettivamente catasti distribuiti e aperti che contengano anche tracce della componente emotiva legata a questi beni, così come degli immaginari e dell’immaginazione che li plasmano non solo per poter scandagliare, comprendere e documentare i territori che abitiamo tutti i giorni, ma anche per poter agire una prospettiva e un’intenzione diversa, e far emergere, insieme alle caratteristiche oggettive, alle difficoltà e alle contraddizioni, anche il potenziale delle risorse – (ri)conosciute e non – di un territorio.