Tra Transumanza e Memoria CollettivaVincitore Categoria A
Olea MucraeVincitore Categoria B
IN-ThèrraVincitore Categoria C
The FlockMenzione speciale
Francesco Battaglia (Olanda)
Tra Transumanza e Memoria CollettivaVincitore Categoria A
Esplora la relazione tra comunità locale, pastorizia e transumanza, tra passato e presente, seguendo alcune domande: quale rapporto esiste tra la comunità locale e la pastorizia? Sono ancora utilizzati gli antichi percorsi di transumanza? Esistono nuovi tratturi formatosi in periodi recenti? Quali sono le tracce lasciate nel paesaggio naturalistico? Quali sono le influenze sulla cultura e sulla memoria collettiva?
Il progetto mira a instaurare un dialogo attivo con la comunità locale e a far emergere narrazioni passate, storie e aneddoti. Le conversazioni verranno avviate a partire dal tratturo storico Pescasseroli–Candela, ma andranno anche alla ricerca di possibili nuovi percorsi praticati dalle attività contemporanee. Le testimonianze spaziano dal racconto diretto dei pastori ancora attivi sul territorio a leggende tramandate per generazioni, fino a ricordi personali e a materiali visivi come oggetti, fotografie, dipinti e disegni che legano la comunità alla pastorizia, per costruire un archivio digitale consultabile e aggiornabile nel tempo.
La scelta di questo mezzo nasce dall’esigenza di creare un ecosistema partecipativo per la costruzione di una memoria collettiva in continua evoluzione, scandito da tre fasi: 1) Tavolo Raccolta Storie; 2) Creazione Archivio Digitale; 3) Camminata Collettiva e Mappa Cartacea, che traccerà i tratturi sul territorio e una cartografia emotiva composta da luoghi chiave legati alla memoria collettiva su questi temi.
L’innovatività del progetto risiede nell’attivazione contemporanea di una pratica storica come la transumanza attraverso dispositivi di partecipazione collettiva. Il progetto non si limita alla documentazione delle memorie locali, ma propone un processo di co-creazione con la comunità, trasformando testimonianze orali, materiali visivi e luoghi significativi in un archivio digitale partecipativo. La camminata collettiva sul tratturo e la costruzione di una mappa del territorio diventano strumenti per riattivare il rapporto tra comunità, paesaggio e memoria.
Davide Viggiano (Italia)
Olea MucraeVincitore Categoria B
Valorizza il paesaggio agricolo del Sannio e la filiera dell’olio extravergine di oliva, realizzando un biopolimero a partire dagli scarti della produzione, quali foglie e piccoli rami derivanti dalla potatura degli ulivi, residui generalmente esclusi dai cicli produttivi principali e reintrodotti in un processo di trasformazione sostenibile. Le foglie di ulivo, ricche di fibra lignocellulosica, minerali come azoto, potassio e calcio e composti fenolici naturali, vengono essiccate e micronizzate per diventare la componente strutturale del biomateriale; unite a una matrice naturale biodegradabile, danno origine a un composito 100% biodegradabile e compostabile.
Olea Mucrae si distingue per una texture materica e irregolare, una colorazione verde oliva intensa e un’estetica fortemente identitaria che richiama direttamente il territorio di origine. Oltre al valore simbolico e narrativo, presenta una buona rigidità strutturale e può essere colato in stampi come i polimeri tradizionali, estruso in filamenti per la stampa 3D o trasformato in film sottili e bioplastiche leggere.
Il processo produttivo è innovativo perché integra sostenibilità ambientale, valorizzazione delle risorse agricole ed economia circolare. Costituito da filler di scarti di ulivo e da una matrice di amido naturale, sostituisce i polimeri fossili, riduce gli scarti e, al termine del suo ciclo di vita, può essere compostato o reintrodotto nel suolo, degradandosi nell’arco di 3 mesi e contribuendo alla chiusura del ciclo tra produzione agricola, trasformazione e rigenerazione. Olea Mucrae non è soltanto un’alternativa ai polimeri tradizionali, ma un dispositivo di ecodesign che trasforma il residuo in valore, rafforzando il legame tra materia, territorio e comunità e attivando una filiera territoriale e collaborativa, che permette una produzione decentralizzata e personalizzata per packaging, oggetti di design, artigianato e souvenir locali.
Filippo Clemente e Davide De Carli (Italia)
IN-ThèrraVincitore Categoria C
IN-Thèrra — INfrastruttura Thèmporanea tessile di Rigenerazione Rurale Attivante — interpreta tale eccedenza non come scarto da valorizzare, ma come indicatore di un metabolismo territoriale incompleto. In questa prospettiva, la lana viene sottratta alla sola dimensione tessile e ripensata come materia capace di operare all’interno dei cicli del suolo.
IN-Thèrra si articola attraverso due trasformazioni complementari. La lana sucida, non idonea alla lavorazione tessile, viene sottoposta a processi meccanici a basso impatto per ottenere un fertilizzante organico a lento rilascio (pellet). Parallelamente, fibre residuali e scarti di filatura e cardatura vengono ripensati mediante tecniche manuali di strutturazione tessile, generando superfici porose e permeabili. L’integrazione di questi due flussi produce superfici tessili ammendanti (definite infrastrutture temporanee) che agiscono come interfacce tra materia organica e suolo.
Il manufatto protegge la superficie del terreno, contribuisce alla regolazione microclimatica e accompagna la progressiva decomposizione del fertilizzante, integrando funzioni normalmente separate — protezione e nutrimento del terreno — in un unico elemento che opera attraverso processi di trasformazione progressiva la cui efficacia non dipende dalla permanenza dell’oggetto, ma dalla sua capacità di degradarsi e interagire con il contesto.L’innovazione del progetto risiede nella ridefinizione della lana da eccedenza problematica a componente attiva dei cicli del suolo. IN-Thèrra infatti non introduce un nuovo prodotto nel mercato dei materiali, ma un dispositivo replicabile che riorganizza le relazioni tra eccedenze materiali, pratiche locali e dinamiche ambientali. La sua produzione si basa su processi accessibili e diffusi, a bassa intensità tecnologica, spostando l’attenzione dall’innovazione formale alla compatibilità ecologica e sistemica.
L’ambito di applicazione privilegiato è costituito da spazi privati, pubblici e contesti collettivi — orti condivisi, aree residuali, suoli marginali — dove l’intervento materiale si intreccia con pratiche di cura e manutenzione. In questo quadro, la materia eccedente non viene semplicemente reintrodotta in un ciclo biologico, ma assume il ruolo di infrastruttura discreta capace di sostenere processi di rigenerazione ecologica e di attivazione sociale.
Karl Logge (Australia), Marta Romani (Italia)
The FlockMenzione speciale
Trasforma scarti di lana in micro-tappeti, trasportatori di memoria portatili, tessuti su telai speciali con lana di diverse razze di pecora, cardata e filata a mano, e colorata con tinture botaniche, che materializzano e fanno circolare conoscenze tramandate di generazione in generazione. Attualmente, “Il Gregge” esiste come un’installazione di 30 pezzi che esplora come la lana di razze peculiari fosse un tempo materiale prezioso, ma che, con il passaggio a greggi allevati per carne, latte e formaggio, oggi sia considerata un sottoprodotto di scarto.
Il progetto è iniziato in Lituania e si è poi sviluppato in Irlanda, Sicilia, Serbia, Svizzera e Germania, collaborando con diversi agricoltori locali per raccogliere lana di scarto e si è ampliato attraverso tessiture realizzate durante residenze artistiche e progetti nomadi.
Ogni filo di lana appartiene a una pecora, che appartiene a un “gregge” e a un pastore, conosciuti attraverso spostamenti itineranti — dai fiumi alle montagne, attraverso valli e pianure e sempre di ritorno al mare.
“Il Gregge” è quindi anche una mappa che viaggia, un processo in continua evoluzione, che cresce man mano che vengono realizzati altri contenitori di memorie, conoscenze, paesaggi e viaggi che aprono nuove possibilità di partecipazione comunitaria ed esplorano diversi formati di installazione site-specific.
Il progetto esiste anche come spazio didattico e riflessivo, che pone la domanda: come possono i gesti delle pratiche artigianali e di convivenza ancestrali diventare un modo per ripensare nuove relazioni collaborative con il più-che-umano?
L’innovatività di quest’opera risiede nella sua temporalità senza tempo, costruita in oltre dieci anni in cui gli artisti hanno assorbito i gesti tradizionali di filatura, tessitura, tintura e lavoro al telaio, trasmessi da Chiara Vigo, maestra tessitrice di una piccola isola della Sardegna, esperta nel tessere lino, lana, cotone, canapa, agave e altre fibre, nell’assemblare 20 tipi di telai e in 124 tecniche di tintura naturale, basate esclusivamente su piante o animali. Questo include anche il design e il metodo di realizzazione dei sacchetti, utilizzando piccoli telai portatili a tavolette che permettono di lavorare in qualsiasi contesto dove si trovi lana, assicurando che possano essere “realizzati da zero”.
